La riforma dell’ordinamento giudiziario, all’attenzione del Parlamento, ‘’e’ una legge delega, che non produrra’ effetti definitivi, ma avra’ bisogno che il delegato, il Governo, la eserciti. Ci vorra’ almeno un anno prima che cio’ accada. Il realismo politico deve spingerci a sdrammatizzare il problema’’: lo ha affermato a Orsogna Giovanni Conso, presidente emerito della Corte costituzionale. Intervenendo a un convegno su ‘’Potere politico, giustizia, informazione’’, Conso ha evidenziato che ‘’il treno della riforma ormai non si puo’ piu’ fermare. Sta arrivando alla stazione, e’ quasi inutile parlarne. Ma non sara’ quella la stazione finale. Consideriamo, tra l’altro, che la legislatura si avvia a conclusione’’. Il presidente emerito della Consulta ha ricordato che ‘’la stella polare deve essere sempre la durata ragionevole dei processi’’. Da questo punto di vista, il giudice di pace rappresenta ‘’un esempio che funziona, grazie a processi celeri, in un settore come la Giustizia che, in Italia, oggi funziona malissimo’’. Il convegno ha messo a confronto posizioni divergenti sul progetto di riforma. Si tratta di ‘’un tentativo equilibrato di rinnovamento, in senso moderno, dell'ordinamento giudiziario – secondo il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea Pastore (Fi) –, che fornisce risposte ai problemi ripetutamente posti dalle stesse categorie interessate’’. Per il senatore la riforma non contiene ‘’attentati’’ all'indipendenza dei magistrati: ''C'e' una distinzione di ruoli tra magistratura inquirente e giudicante - ha affermato -, non una separazione di carriere.
E' prevista anche la possibilita' per il magistrato inquirente di passare alla funzione giudicante''. Di parere opposto Francesco Bonito (Ds), componente della commissione Giustizia della Camera dei Deputati: ‘’La riforma del centrodestra – ha affermato – propone un modello antiquato di giurisdizione, che riduce l’autonomia del giudice. Tra l’altro, sono previsti una serie di esami che rischiano di diventare momenti di controllo politico dei magistrati’’. Lanfranco Tenaglia, componente togato del Consiglio superiore della magistratura, ha ricordato il giudizio negativo del Csm sul progetto di riforma: ‘’La prossima settimana – ha detto – ci saranno due diversi scioperi dei magistrati e degli avvocati. Sono sintomi di un malcontento comune’’. Tenaglia ha, comunque, affermato la necessita’ di delineare un modello giurisdizionale adeguato ai tempi. ‘’Perche’ il magistrato sia veramente indipendente – ha concluso – non deve avere ne il timore ne’ la speranza che dal singolo caso possano derivargli danni o vantaggi personali’’. Per il senatore Alessandro Battisti (Margherita) ‘’c’e’ ancora spazio per un mutamento culturale sui problemi della giustizia e per una maggiore ragionevolezza, dal momento che la legge di riforma e’ ancora in discussione’’. La tavola rotonda – che si svolge ormai ogni anno in autunno a Orsogna – e’ stata promossa dal Consiglio regionale dell’Abruzzo, dalla sezione Abruzzo dell’Associazione nazionale giudici di pace, dalla Provincia di Chieti, dal Comune di Orsogna e dall’Ordine degli avvocati di Chieti. A moderare il dibattito sono stati i presidenti della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, e del Consiglio regionale, Giuseppe Tagliente. Tra i problemi affrontati, anche quelli della funzione
di ‘’supplenza del potere politico’’ che la Magistratura avrebbe avuto negli ultimi quindici anni, e del ruolo avuto dagli organi di informazione. ‘’Non possiamo comportarci come Alice nel Paese delle meraviglie – ha sostenuto Pastore –. Nell’ultimo decennio la vita politica italiana e’ stata caratterizzata dalla condanna mediatica per chi riceveva avvisi di garanzia, persone moralmente annientate e poi assolte. C’era una macchina mediatica che si poneva come obiettivo di dare una spallata al sistema politico’’. ‘’Noi giornalisti – ha affermato il vice direttore delle Relazioni istituzionali della Rai, Giuseppe Gnagnarella - abbiamo fatto molte cose brutte negli ultimi 10-15 anni, ma non siamo stati capaci di aprire un dibattito al nostro interno su cosa era accaduto’’. Per Paola Balducci, responsabile nazionale Giustizia della Federazione dei Verdi, ‘’le disarmonie possono essere evitate se ognuno rispetta le regole che disciplinano il ruolo che esercita’’.